venerdì 25 febbraio 2011

Giacomo Balla: Il Pittore della Luce

Raramente gli artisti sono scienziati, ma sono sempre stati al corrente dei progressi scientifici, sviluppando approcci differenti nello studio del colore, in un nuovo valore autonomo. Soprattutto nella pittura, la concezione della luce è un tema così vasto e straordinario che varia nei secoli entro le differenti teorie artistiche, in dipendenza più o meno diretta del pensiero filosofico, religioso e scientifico. Le nuove scoperte e le esplorazioni da parte degli artisti, costituiscono uno dei capitoli più belli dell’arte del Novecento.

A partire dalla seconda metà dell'Ottocento, le osservazioni scientifiche che si stavano conducendo sulla natura fisica dei colori e sulla loro percezione, interessarono anche la pittura del grande artista italiano Giacomo Balla (1871 - Roma 1958), uno dei maggiori autori del movimento Futurista. Il Futurismo, il primo movimento di avanguardia in Italia fondato da Tommaso Marinetti nel 1909, storico e difensore di questa fase, investe svariati campi nell’arte. Aderirono al movimento i pittori Balla, Carrà, Boccioni, Severini, Russolo e seguirono a distanza di un anno i Manifesti della pittura Futurista, firmati dagli stessi, con i quali l’adesione era ufficiale. Nei Manifesti futuristi si riprende in realtà un vecchio tema, quello nella fede del progresso scientifico; erano, infatti, gli anni delle scoperte scientifiche e tecnologiche, della velocità e della luce elettrica: divennero così fondamento della poetica futurista.

Centro è appunto Giacomo Balla, pittore già affermato ai primi del secolo, fu tra i protagonisti del Divisionismo, dipinge la Lampada ad Arco 1909-1911 il suo primo quadro di natura futurista, una chiara risposta all’invito di Marinetti a “uccidere il chiaro di luna":"L'avvento dell'elettricità, simbolo del progresso e del futurismo fa impallidire e scomparire il chiaro di luna, simbolo del passato romantico”.

Balla rappresenta l’irradiarsi incandescente della luce, come in tante punte di freccia, con segni veloci e frammentati di colori puri, utilizzando la forma del triangolo per esprimere il dinamismo. Oltre l'alone di luci e colori, si scorgono lo spicchio di luna e l'ombra scura della lampada. “Opera nella quale, anticipa le sue ricerche di carattere tecnico-scientifico, sulla scomposizione del colore e della luce. La sua concezione di dinamismo si basa sulla ripetizione ritmica del movimento, in rapporto allo spazio, pure in movimento, e in rapporto alla permanenza dell’ immagine sulla retina e alla conseguente percezione simultanea”. (G. C. Argan, L’Arte Moderna,1970).


Giacomo Balla, Lampada ad Arco, 1909-1911

Ne è anche un esempio l'attività ben documentata in alcuni bellissimi bozzetti e schizzi preparatori  – oggi custoditi, assieme al dipinto, presso il MoMA di New York  – attraverso i quali l'artista ha elaborato e materializzato la forza delle sue idee, che egli stesso descrisse in una lettera indirizzata a A. J. Barr, nel 1954: (...) "Quadro oltre che originale come opera d'arte, anche scientifico perchè ho cercato di rappresentare la luce separando i colori che la compongono. Di grande interesse storico per la tecnica e per il soggetto. Nessuno a quell'epoca (1909) pensava che una banale lampada elettrica potesse essere motivo di ispirazione pittorica:al contrario per me il motivo c'era ed era lo studio di rappresentare la luce e, soprattutto, dimostrare che 'il romantico chiaro di luna' era sopraffatto dalla luce della moderna lampada elettrica".  

Nella serie delle Compenetrazioni iridescenti dipinte tra il 1912 e il 1914, Balla prosegue lo studio tra movimento e scomposizione della luce. Analizza e sperimenta il rapporto luce-colore e, a proposito dei colori iridescenti scrive: “Questi studi sembrano giganteschi fotogrammi captati nello spazio da un immaginario occhio catodico” (…) le Compenetrazioni iridescenti scompongono la luce nei suoi colori disposti secondo forme triangolari che corrispondono alla struttura del raggio luminoso”. Come in Lampada ad Arco, suggerisce il senso della progressione ritmica con l’uso di triangoli che si incastrano gli uni negli altri e si compenetrano.


Giacomo Balla, Compenetrazione Iridiscente n.4


Giacomo Balla, Compenetrazione Iridiscente n.5


Giacomo Balla, Compenetrazione Iridiscente n.7


Giacomo Balla, Compenetrazione Iridiscente n.13


Giacomo Balla, Compenetrazione Iridescente Radiale

“La scansione ritmica del colore in rapporto alla vibrazione della luce nelle sue ricerche sui gradienti luminosi nelle Compenetrazioni iridescenti, è rappresentata pienamente.” (Argan, L’Arte Moderna, 1970).

Ecco la ricerca di un nostro Artista del Novecento dalla personalità creativa, singolare e rivoluzionaria. Mi piace concludere con le dichiarazioni finali del Manifesto tecnico dei pittori futuristi:

“Voi ci credete pazzi. Noi siamo invece i Primitivi di una nuova sensibilità completamente trasformata. Fuori dall'atmosfera in cui viviamo noi, non sono che tenebre. Noi Futuristi ascendiamo verso le vette più eccelse e più radiose, e ci proclamiamo Signori della Luce, poiché già beviamo alle fonti vive del sole".

Balla, Carrà, Boccioni, Severini, Russolo. Milano 11 Aprile 1910.


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Questo articolo partecipa alla sedicesima edizione del Carnevale della Fisica ospitata dal blog Questione della Decisione di Paolo Pascucci il 28 Febbraio. “Oscurità e Luce” è il tema di questa edizione.