domenica 10 luglio 2011

La Terra Pugliese

photo by carla

Un contributo alla mia Terra, la Puglia, per il suo clima splendido, il mare, gli incantevoli uliveti, testimonianza dell’antichità della nostra terra; la vite, dispensatrice di profumatissimi vini rossi e bianchi; gli alberi di fico, di ciliegio, di mandorlo, che regalano una coloratissimo panorama con i loro fiori e i loro preziosi frutti. Il grano d’oro del Tavoliere foggiano. I deliziosi borghi antichi, la disponibilità della gente, la gastronomia tipica, nei profumi e nei sapori. E ancora isole verdeggianti, coste sabbiose o rocciose, e cosa dire delle grotte, meravigliose architetture della natura! Non è da trascurare l’artigianato: l’arte della tessitura e ricamo, l’arte della ceramica e della terracotta, della cartapesta, degli intrecciati, del ferro battuto. 
Si tratta di lavori che utilizzano come materiale, il ferro, la creta, la carta, gli arbusti, il legno, i cui prodotti vengono realizzati in funzione delle richieste di mercato ma anche a scopo decorativo; per esempio gli intrecciati vengono utilizzati nei frantoi, per asciugare la pasta fresca, e per le attività dei pescatori. Attività che vengono tramandate di generazione in generazione, con grande abilità, passione e professionalità, nel pieno rispetto delle tradizioni. Tanta bellezza naturale e artistica. Una regione segnata da profonde diversità storico-culturali, che nel tempo ne ha conservato la memoria. Castelli, reperti archeologici, torri, cattedrali, monumenti, edifici urbani e rurali costruiti in stili diversi, contraddistinguono le varie zone della Puglia grazie al contatto di  popolazioni che hanno lasciato tracce indelebili del loro passaggio: greche, romane, bizantine, arabe, normanne, franche, spagnole, fanno della Puglia la meta ideale di vacanza per molti.

Ma la Puglia è anche costellata da bellissime masserie che raccontano una storia di lavoro, di cultura e di emozioni. Una Storia dalle origini antiche che cerca, ancora, di salvaguardare una sua identità ecologica, sociale e culturale.
             
Le pietre raccontano le masserie la fatica di Puglia”, è l’articolo di Enrica Simonetti  tratto dalla Gazzetta Del Mezzogiorno, 3 luglio 2011.

Dicono che già nell’età del bronzo la Puglia produceva grano e orzo. Masserie: architetture imponenti, sagome racchiuse tra cielo e terreno. La loro storia è lunghissima e attraversa i millenni, carica di sudore, sofferenze ma anche di quella ricchezza agricola che appartiene al nostro passato. Le antiche fortificazioni medievali o i tetti innovati dagli aragonesi o ancora i piccoli fortini di campagna che solo al Sud hanno l’aria di castelli sono pietre capaci di parlarci una lingua del passato che oggi si coniuga a quella del turismo e del presente, senza dimenticare la tradizione.

Perché negarlo: quello della masseria pugliese è un tema di moda ma si rischierebbe di deturparne l’origine e la storia, se si confinasse tutto negli ambiti turistici. Perché la Puglia fortificata è storiografia architettonica, è storia fatta di documenti, e di ricerche che profumano di terra, di feudo, di vecchi imperi produttivi poi diventati aziende, famiglie, vicende individuali. Tutto questo marasma di carte e di vite è riassunto nei muri delle masserie, nella pietra calcarea, nell’edilizia rurale che nel corso dei secoli ha dato vita a masserie che sono ciascuna un modello unico e inedito. Lo si capisce viaggiando tra le campagne pugliesi, incontrando torri e campanili, dal Subappennino al Salento tra muri bianchi che ti accecano nei giorni di sole e tra le scalinate rossastre che in alcuni casi portano ancora gli stemmi gentilizi delle famiglie proprietarie.

Ma si può viaggiare anche sfogliando libri come quelli appena editi da Adda, veri e propri «schedari» e manuali, in cui le masserie e la loro storia sono censite con meticolosità. Parliamo di un volume tascabile di Vito Bianchi, Puglia le masserie (pagg. 179 euro 10) e di un libro fotografico di Antonella Calderazzi, Puglia fortificata. Le masserie; entrambi corredati dallo splendido apparato fotografico di Sergio Leonardi e Nicola Amato.
In quest’ ultimo volume (che fa parte della collana «Puglia fortificata» diretta dalla stessa autrice) ogni masseria ha la sua scheda storico-architettonica: seicento in tutto i siti di cui si parla e di cui si apprezza la polifunzionalità, come sottolinea nella prefazione il rettore del Politecnico Nicola Costantino.

Ma c’è di più. tra le pagine si scoprono autentiche rarità: sagome note e meno note, particolari caratteristici, come ad esempio a S. Severo quelli della masseria Mollica, carica di torrette cilindriche e torri angolari circolari; oppure sempre in Capitanata la bellissima torre alemanna di Cerignola che risale al XIII secolo e fu realizzata anche dai cavalieri teutonici. Passiamo in terra di Bari: ecco la masseria Malerba di Altamura o il chiarore della masseria Pantano di Gravina, oppure a Gioia del Colle la masseria Eramo, che tra arcate e cisterne riporta a quel gioco di colori bianco-rosso che fa parte della storia agricola pugliese. Viaggiamo ancora: Abbazia di San Vito a Polignano, architettura che tutti conosciamo; a Monopoli, il chiarore della masseria Chiaramanna; a Turi l’antica pietra della masseria Caracciolo (secolo XVII). E scendendo verso la terra d’Otranto, gli occhi si sgranano di fronte a Masseria Susciu di Carpignano, complesso cinquecentesco di incantevole bellezza; come pure Torre Spaccata a Fasano o Masseria Todisco a Taranto. Sempre nel Tarantino, Crispiano, masseria Fogliano e le sue volte uniche; o lo sguardo sui trulli o sul tufo di Masseria Ingegna a Nardò, edificata probabilmente nel XVI secolo. L’elenco potrebbe continuare all’infinito, così come è infinito quel mondo agricolo e non solo che circonda queste mura antiche, che meritano sempre più attenzione.

E il «massaro» comandava su tutti

Il massaro era a capo di tutti, ma la piramide del comando - scendendo verso il basso - comprendeva il sottocuratolo, il capoguardiano, il capobuttaro, il buttaro e il ventolatore ossia colui che separava il grano dalla paglia. Insomma, anche in masseria come ai tempi nostri, si distribuivano incarichi, presidenze, sottogruppi e ogni tipo di diavoleria carrieristica. Ma a quei tempi era il lavoro a comandare tutto e cioè la rigida divisione di compiti implicava la giusta divisione delle fatiche agrarie. E delle responsabilità, tanto che ad esempio solo il sottocuratolo era destinato allo spargimento delle sementi. Questa e altre curiosità si trovano nel volume di Vito Bianchi, «Puglia. Le masserie» edito da Adda. Un tascabile in cui la storia della vita in masseria si accompagna ad un breve giro tra le torri e le muraglie più belle della Puglia. Con l’obiettivo di raccontare per non dimenticare.

Un omaggio alla mia Terra, convinta che tutto può contribuire a una maggiore formazione culturale. E lasciatemelo dire in una stagione dominata da tante situazioni, per fortuna sopravvivono angoli di frescura e di sollievo, dove è ancora possibile scrutare quella semplicità e purezza di un tempo.


Segue un video del compositore francese Rene Aubry